Italiano: “Da quando ero ragazzo ho sempre avuto un sogno: vincere lo scudetto”
Vincenzo Italiano ha affrontato diversi temi in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, soffermandosi sulle proprie aspirazioni professionali, sulle idee tattiche da cui trae ispirazione e sull’importanza di puntare sui giovani.
Parlando del futuro e della possibilità di allenare una particolare squadra italiana, il tecnico non ha indicato una destinazione precisa, ribadendo però quale sia il suo principale obiettivo di carriera: «Non saprei indicarne una. Da quando ero ragazzo ho sempre avuto un sogno: vincere lo scudetto. E continuo a coltivarlo. Chissà che non riesca a realizzarlo prima di chiudere la carriera».
I modelli
Tra i modelli che maggiormente attirano la sua attenzione c’è il Barcellona, non tanto per un singolo allenatore quanto per la filosofia che caratterizza il club catalano: «Da anni mi affascina il mondo Barça. Non mi riferisco a un singolo allenatore, ma all’identità del club, al metodo di lavoro e alla filosofia di gioco. È qualcosa di straordinario. Cambiano i tecnici, ma resta sempre la stessa idea di calcio offensivo e propositivo. È uno spettacolo da vedere e, quando possibile, provo a prendere spunto da alcune soluzioni, anche se replicarne la mentalità è tutt’altro che semplice».
Italiano ha infine posto l’accento sulla gestione dei giovani talenti, raccontando anche un confronto avuto al Besiktas con un dirigente tedesco. Il tecnico ha evidenziato le differenze nell’approccio alla crescita dei ragazzi e ha citato il caso di Fakhili, classe 2006 arrivato dalla Serie B francese: «Al Besiktas ho affrontato spesso questo argomento con un dirigente tedesco. Mi dice che in Italia si tende a considerare un diciottenne troppo acerbo, mentre altrove si accetta il rischio dell’errore e si concede tempo per crescere. Credo abbia ragione: spesso manca coraggio. Qui abbiamo Fakhili, un classe 2006 arrivato dalla Serie B francese. Montella mi telefonò per dirmi che lo seguiva con interesse e poi lo ha convocato. Per me è stata una grande soddisfazione. Sta migliorando a vista d’occhio. Inoltre in Turchia esistono regole che incentivano l’utilizzo dei giovani e dei giocatori locali: quando si è spinti a percorrere una certa strada, la crescita arriva più facilmente».
