Se lo dicono i diretti interessati, allora...
La sconfitta di misura maturata allo Stadio Olimpico contro la capolista Lazio lascia inevitabilmente l'amaro in bocca per come si è concretizzata nel finale, ma il verdetto del campo racconta una verità ben diversa e profondamente incoraggiante per il Cagliari di Fabio Pisacane. Se a certificarne la bontà della prestazione e la pericolosità non sono i soliti bilanci di parte, ma i diretti rivali, allora le prospettive cambiano radicalmente. Nel post-partita, un tecnico pragmatico e ambizioso come Gennaro Gattuso ha ammesso candidamente che sarebbe tornato a casa felice anche per un semplice pareggio. Sulla stessa lunghezza d'onda si è inserito Danilo Cataldi, il quale non ha esitato a definire quella contro i rossoblù "la partita più difficile fin qui disputata" dai biancocelesti in questo avvio di stagione.
Consapevolezza, umiltà, e identità
Nonostante il pugno di mosche rimediato nelle due gara romane, queste dichiarazioni hanno un peso specifico importante, e restituiscono la dimensione esatta del lavoro svolto da Pisacane. Il Cagliari ha sfiorato l'impresa, imbrigliando la prima della classe grazie a una fase difensiva ordinata, a un grande spirito di sacrificio e al vantaggio iniziale firmato da M'Bala Nzola. Uscire dall'Olimpico a mani vuote, puniti soltanto nel finale dalla zampata di Andrea Pinamonti, non deve, però, ridimensionare le ambizioni sarde. Al contrario, la sofferenza patita da una corazzata capolista per avere la meglio sui rossoblù attesta che la squadra possiede un'identità solida e uno spessore tecnico-tattico importante. Ripartire da questa consapevolezza è l'imperativo categorico: se anche i primi della classe riconoscono i meriti e la durezza dell'avversario affrontato, il Cagliari ha la certezza matematica di poter recitare un ruolo pienamente dignitoso e competitivo in questo campionato di Serie A.
