Babele rossoblù

Babele rossoblù
Oggi alle 14:00Il punto
di Vittorio Sanna
Vittorio Sanna, giornalista e scrittore, per i tifosi rossoblù "la voce del Cagliari". Nella sua trentennale carriera ha raccontato in radiocronaca oltre 700 partite, quasi 600 in serie A. Uno dei più accreditati storici del Cagliari

Il mercato ha consegnato a Fabio Pisacane qualcosa che un allenatore desidera: l’abbondanza.

Il nuovo Cagliari e la sfida dell'abbondanza
 

Il nuovo Cagliari è numericamente ricco, giovane, assortito. Ha alternative, caratteristiche differenti, ragazzi in piena costruzione e giocatori più esperti che cercano una stagione di rilancio. Sulla carta le possibilità sono aumentate.Ma le rose non giocano. Giocano le squadre. Ed è proprio qui che comincia il lavoro più difficile per Pisacane e il suo staff.

Il mercato ha cambiato molto. Sono partiti tanti protagonisti della passata stagione e sono arrivati calciatori che devono ancora conoscersi, capire i rispettivi movimenti, imparare una lingua calcistica comune. Perché si può parlare tutti di calcio e, contemporaneamente, non capirsi. È il rischio della Babele rossoblù.

Innovare senza demolire
 

La sconfitta con il Verona in Coppa Italia ha ricordato quanto sia delicato il ponte tra la squadra che esisteva e quella che dovrà nascere. Cambiare troppo e troppo rapidamente può avere un costo. Non perché i nuovi siano necessariamente inferiori. Il problema è un altro: sostituendo contemporaneamente troppi interpreti rischiano di saltare distanze, riferimenti e automatismi. I reparti si allontanano. Le relazioni si interrompono. Undici calciatori possono indossare la stessa maglia senza essere ancora una squadra. E allora la prima abilità richiesta a Pisacane sarà probabilmente proprio questa: innovare senza demolire. Conservare ciò che funziona mentre si costruisce ciò che ancora manca.

Difesa e centrocampo, la base da cui ripartire
 

E una base, fortunatamente, c'è. È soprattutto difensiva. È il reparto nel quale sono stati modificati meno equilibri e nel quale anche l'integrazione dei nuovi sembra poter avvenire con maggiore naturalezza. Da lì bisogna ripartire. Una squadra nuova ha bisogno di certezze vecchie. Non per vivere di passato, ma per avere un pavimento sul quale costruire il piano superiore. Anche il centrocampo sembra avere gli ingredienti per acquisire robustezza. Romano e Winks, il contributo di Adopo e Deiola, l'esperienza di Gagliardini: le soluzioni non mancano. Rispetto alla stagione nella quale Prati e Gaetano si sono divisi lunghi tratti del percorso, senza riuscire sempre a garantire continuità ed efficacia, Pisacane dispone potenzialmente di combinazioni differenti per caratteristiche ed esperienza. Il problema, ancora una volta, sarà combinarle.

L'abbondanza dalla trequarti in avanti
 

È soprattutto dalla trequarti in avanti che il lavoro diventa affascinante e complicato.Qui l'abbondanza è evidente. Maldini, Fazzini, Fadera, Ciervo, Massolin, con Felici e Trepy confermati, mettono insieme qualità molto differenti. E davanti Mendy, Kevin Carlos e Nzola dovranno raccogliere il testimone lasciato da Borrelli, Belotti e Kilicsoy. Ma attenzione a idealizzare ciò che non c'è più. La stagione passata non era fatta soltanto di certezze. Anzi. Il Cagliari è vissuto spesso di fiammate e momenti individuali. Anche Folorunsho ed Esposito hanno attraversato fasi molto positive e altre meno brillanti. Per questo il problema principale non è trovare individualmente i loro sostituti. Bisogna trovare un attacco. Ed è completamente diverso.

Trasformare la concorrenza in collaborazione
 

Negli ultimi trenta metri il calcio diventa una questione di centimetri e frazioni di secondo. Bisogna sapere dove andrà il compagno ancora prima che parta. Capire quando attacca lo spazio. Quando viene incontro. Quando vuole il pallone sui piedi.Quando libera una zona perché qualcun altro possa occuparla. Negli spazi stretti velocità senza precisione serve a poco. La qualità individuale senza conoscenza reciproca rischia di produrre soltanto confusione. Per questo Pisacane dovrà trasformare una grande concorrenza in una grande collaborazione. Ed è probabilmente questa la partita più difficile. Perché quando hai tanti giocatori che ritengono legittimamente di poter giocare, devi convincerli che non giocare una partita non significa essere esclusi dal progetto. Bisogna tenere tutti dentro. Motivati.Pronti. Partecipi. Ed è molto più difficile farlo con venticinque possibili protagonisti che con undici titolari e quattordici riserve dichiarate.

La gestione del gruppo diventa decisiva
 

Qui entreranno in gioco le qualità di Pisacane che vanno oltre la tattica. Gestione, comunicazione, autorevolezza, empatia. E, quando necessario, decisione. Perché qualcuno giocherà meno, è inevitabile, qualcuno penserà di meritare di più, qualcun altro potrebbe soffrire una sostituzione, qualcuno dovrà aspettare proprio mentre sentirà di essere pronto. È lì che una rosa può diventare squadra oppure trasformarsi in una scuderia di cavalli imbizzarriti. Il talento va allenato. L'ego va gestito. Le aspettative devono essere governate. E tutti dovranno comprendere che il valore individuale cresce se cresce quello collettivo, non il contrario.

Sacrificio e umiltà per diventare squadra
 

Il Cagliari, insomma, non mi sembra una squadra alla quale manchino necessariamente gli interpreti. Ha materiale. Ha alternative. Ha esperienza. Ha gioventù. C'è la base. Bisogna trovare l'altezza. E soltanto allora il Cagliari potrà diventare davvero quadrato. Solido sotto, efficace sopra. Con un ingrediente che non può essere acquistato nell'ultimo giorno di mercato: lo spirito di sacrificio. E un altro che costa ancora meno, ma spesso è ancora più difficile da trovare: l'umiltà. Umiltà di aspettare. Di conoscere il compagno. Di mettersi a disposizione. Di accettare una scelta. Di capire che non esiste il proprio Cagliari dentro il Cagliari.

La vera stagione di Pisacane comincia adesso
 

È questa, probabilmente, la vera eredità lasciata dal mercato a Fabio Pisacane. Non scegliere semplicemente i migliori undici. Sarebbe troppo facile. Deve fare qualcosa di molto più complicato: far parlare la stessa lingua calcistica a tutti. Perché oggi questa rosa assomiglia un po' a Babele. Tante provenienze. Tante caratteristiche.Tante ambizioni. Tanti modi differenti di interpretare il calcio. Se ciascuno continuerà a parlare soltanto la propria lingua, rischieremo che, come diciamo in Sardegna, non si capisca “su babbu cun su fillu”, il padre con il figlio. Ma se Pisacane e il suo staff riusciranno a costruire un vocabolario comune, allora quella che oggi sembra persino eccessiva abbondanza potrebbe diventare la principale forza del Cagliari. Perché il mercato può comprare i calciatori. Può aumentare il talento. Può moltiplicare le alternative. Ma c'è una cosa che nessun direttore sportivo può acquistare. La squadra.Quella deve costruirla l'allenatore. Ed è da oggi che comincia davvero la stagione di Fabio Pisacane.