Romano e la chiamata di Mancini: "È qualcosa di speciale e mi rende orgoglioso"

Romano e la chiamata di Mancini: "È qualcosa di speciale e mi rende orgoglioso"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 15:15News
di Antonio Pinna
Alessandro Romano racconta il percorso da Winterthur a Roma, la scelta dell’Italia e la prima convocazione di Mancini: "una questione di cuore" in Nazionale.

A pochi giorni dagli appuntamenti di Nations League dell'Italia e dalla sua prima convocazione ufficiale con la Nazionale di Roberto Mancini, Alessandro Romano ha ripercorso le tappe più importanti della propria formazione in un'intervista concessa al quotidiano svizzero Blick. Il centrocampista del Cagliari ha parlato soprattutto degli anni trascorsi nel settore giovanile della Roma, esperienza che ha rappresentato un passaggio fondamentale nel suo percorso di crescita prima dell'addio maturato durante l'estate.

Il trasferimento a Roma e il sostegno della famiglia

Per Romano, lasciare Winterthur e trasferirsi nella Capitale ha significato affrontare molto presto una realtà completamente nuova. Il giocatore ha ricordato le difficoltà iniziali, sottolineando però quanto sia stato importante il sostegno ricevuto dai propri familiari.

"All'inizio è stato impegnativo stare lontano da casa. In Italia mi sono però sentito molto rapidamente a casa e protetto. I miei genitori hanno fatto di tutto per supportarmi. Non era affatto scontato, perché anche mio fratello Luca gioca a calcio e mia sorella minore allora andava a scuola e con il nuoto sincronizzato ha un hobby che richiede molto tempo. Abbiamo una coesione familiare molto stretta e questo alla fine è stato importante e decisivo per farmi tenere duro".

La decisione di lasciare la Svizzera era maturata dopo una riflessione sul percorso di crescita del giovane calciatore. L'obiettivo era trovare un ambiente nel quale poter sviluppare ulteriormente le proprie qualità.

"Volevamo lasciare il Winterthur perché eravamo arrivati alla convinzione che mi sarei potuto sviluppare meglio altrove. Mi era stato detto più volte che si dovrebbe andare all'estero solo dopo aver collezionato dalle venti alle trenta partite in Super League".

Le alternative prima della scelta italiana

Prima di approdare alla Roma, Romano aveva preso in considerazione anche altre possibilità. Tra queste c'erano la Germania e l'Inghilterra, ma il progetto italiano finì per risultare quello maggiormente in linea con le sue aspettative.

"Sarei potuto andare a Friburgo o a Londra. L'Inghilterra per me all'epoca non era un'opzione. L'Italia mi attraeva decisamente più della Germania, anche se sapevo quanto bene si lavori a Friburgo. Lo si vede non da ultimo dallo sviluppo di Johan Manzambi. Alla fine però molte strade portano a Roma - anche la mia".

Il percorso nelle giovanili e il primo contatto con l'Italia

Nella Capitale Romano riuscì a mettersi in evidenza nei campionati giovanili, attirando progressivamente l'attenzione della federazione italiana.

Il rapporto con l'Italia, infatti, era iniziato già durante il percorso nelle selezioni giovanili. Il centrocampista ha spiegato di aver mantenuto a lungo come priorità il rendimento con il proprio club, anche quando erano arrivate opportunità a livello internazionale.

"Il primo contatto c'è stato già a livello di U17. Dopodiché il dialogo è proseguito. Di recente ho persino rifiutato una convocazione in U21. Mi sono sempre concentrato sul calcio di club. Quella era e rimane per me la cosa più importante".

La chiamata di Mancini e la scelta della Nazionale

A imprimere un'accelerazione decisiva alla vicenda è stato anche l'interesse diretto dello staff azzurro. Romano ha raccontato il contatto con Claudio Ranieri, già protagonista del suo percorso alla Roma, e il successivo coinvolgimento di Roberto Mancini.

"Dopo che i quadri della federazione italiana sono stati rinnovati, mi ha contattato il signor Claudio Ranieri. È stato lui a lanciarmi già alla Roma. Che poi il commissario tecnico della Nazionale italiana e un ex calciatore di livello mondiale come Mancini si sia speso personalmente per me è qualcosa di speciale e mi rende orgoglioso. All'età di 20 anni suscitare l'interesse del signor Mancini e del ct Yakin mi onora molto. Così come il fatto che entrambi i commissari tecnici siano venuti alle partite del Cagliari per vedermi. Alla fine per me è stata una questione di cuore, non una decisione contro, ma per una nazione".