Dossena-Davis, Gazzetta: "Tutto passa in mano al giudice sportivo. In caso di colpevolezza previste pene molto severe. Si rischiano almeno dieci giornate"
"«Mi ha detto scimmia». Dossena-Davis, insulti e rissa. «Codardo razzista», «Tutto falso»". Così titola stamattina La Gazzetta dello Sport nelle pagine interne. L’Udinese denuncia, il Cagliari nega. Zaniolo rincara: «Quel collega non giochi più».
"Essere accusato di razzismo mi rattrista e ferisce. Mai mi passerebbe per la testa di rivolgermi a un collega con un insulto di quel tipo". Alberto Dossena, difensore Cagliari.
"Questo razzista codardo mi ha chiamato scimmia durante la partita. Spero che la Lega SerieA faccia qualcosa a riguardo, ma vedremo". Keinan Davis Attaccante Udinese.
"Previste pene molto severe. Si rischiano almeno dieci giornate". La giustizia sportiva.
Adesso la vicenda Dossena-Davis entra ufficialmente nelle mani del giudice sportivo, chiamato a fare chiarezza su quanto accaduto nel convulso finale di gara terminato tra tensioni e momenti di forte nervosismo in campo.
Il primo passo sarà l’analisi del referto compilato dall’arbitro Federico Dionisi, che avrebbe riportato gli episodi verificatisi durante gli attimi più accesi del match, culminati in una situazione vicina alla rissa. Ulteriore documentazione potrebbe arrivare anche dai commissari di campo, mentre non si esclude l’utilizzo delle immagini video per approfondire eventuali responsabilità.
Il giudice sportivo dovrà quindi valutare se procedere con ulteriori accertamenti preliminari, compresa la raccolta di testimonianze e materiale audiovisivo. L’eventuale apertura di un fascicolo disciplinare potrebbe portare a conseguenze molto pesanti in caso di responsabilità accertate.
Il regolamento prevede infatti squalifiche severe, con stop che potrebbero partire da dieci giornate.
L’ultimo precedente rilevante in Serie A risale al marzo 2024, durante Inter-Napoli, quando Juan Jesus accusò Francesco Acerbi di aver pronunciato insulti razzisti. In quell’occasione il difensore nerazzurro respinse ogni accusa, sostenendo di aver pronunciato la frase: «Ti faccio nero». Successivamente il giudice sportivo decise per l’assoluzione del giocatore, ritenendo non raggiunto “un livello minimo di ragionevole certezza”.
