Il peso del capro espiatorio: il processo ad Alessandro Romano è il solito pessimo vizio italiano
Il day after di Italia-Belgio (0-2 allo Stadio Olimpico) ha puntualmente messo in moto la macchina del tritacarne mediatico. Nel mirino delle pagelle e dei commenti più severi è finito Alessandro Romano, classe 2006, lanciato da titolare da Roberto Mancini nel centrocampo azzurro. L’episodio chiave è arrivato al 20’ del primo tempo, quando una disattenzione in fase di disimpegno del giovane centrocampista del Cagliari ha spalancato la strada al gol di Mika Godts. Un errore individuale innegabile e pesante, ma la trasformazione di una sbavatura giovanile nel capro espiatorio dell'intera sconfitta azzurra evidenzia una stortura strutturale del racconto calcistico nostrano.
Il ragazzo ha subito rialzato la testa
Nonostante la gravità del momento, Romano non è uscito dal campo né si è nascosto: fino alla sua sostituzione al 65’ (per far posto a Frattesi), ha provato a riordinare le idee, proponendosi nel fraseggio e mostrando la personalità che ne aveva guidato l'ottimo avvio di stagione. A sottolinearlo sono state anche diverse voci autorevoli fuori dal coro. Pretendere che fosse un ventenne al debutto a caricarsi la squadra sulle spalle contro un Belgio esperto e aggressivo significa sbagliare bersaglio: l'inerzia della gara andava indirizzata dai senatori del reparto e dai leader tecnici già affermati nei club europei più prestigiosi. Lo stesso CT Mancini nel post-partita ha smorzato i toni, ricordando che "gli errori nei percorsi di crescita sono fisiologici".
Il classico vizio del provincialismo ipocrita italiano
La critica spietata verso Romano sembra risentire di due grandi tare storiche: la maglia d'appartenenza, ovvero quando a sbagliare alla prima presenza è un giovane proveniente da una squadra della provincia (in questo caso il Cagliari), nonché l'indulgenza dei media si azzera rispetto alla protezione spesso riservata ai prodotti dei grandi vivaisti tradizionali. Il perbenismo, ipocrita aggiungerei, dei risultati immediati: In Italia si riempiono le conferenze stampa con proclami sulla "necessità di dare spazio ai giovani", ma al primo passaggio sbagliato scatta immediata la bocciatura per manifesta inesperienza. Aspettare i ragazzi non significa nasconderne gli errori, ma contestualizzarli. Alessandro Romano ha doti tecniche e carattere per superare questo passaggio a vuoto; ciò che stenta a crescere, invece, è la pazienza con cui l'ambiente italiano dichiara di voler costruire il proprio futuro.
