Ruben, il figlio di Nenè: "La mia fede è tutta per il Cagliari. Papà? Non fu trattato benissimo dal club"

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© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 11:30Rassegna stampa
di Giorgia Zuddas
Ruben Olinto de Carvalho, figlio di Nenè, racconta il suo legame con il Cagliari, la Sardegna e i ricordi del padre in una lunga intervista a L'Unione Sarda.

Ruben Olinto de Carvalho, figlio di Claudio Olinto de Carvalho, in arte Nenè, ha raccontato il legame con il padre e con il Cagliari attraverso una lunga intervista rilasciata a L'Unione Sarda. Dal rapporto familiare agli anni trascorsi in Sardegna, passando per la malattia dell'ex campione rossoblù e il suo legame con la maglia del Cagliari, Ruben ha ripercorso alcuni dei ricordi più significativi legati alla figura del padre, scomparso il 3 settembre 2016. Di seguito un estratto delle sue parole.

Si è sposato a Torino: è juventino?

"No. La mia fede calcistica è tutta per il Cagliari".

Da quando?

"Da quel giorno del 1983 in cui i rossoblù, perdendo proprio contro la Juve al Sant'Elia, diedero l'addio alla Serie A. (...) Ero ragazzino e mi portarono all'Hotel Panorama, dove soggiornavano i bianconeri. Era l'ora di pranzo e i giocatori erano a tavola. Chiesi l'autografo a Platini, ma si rifiutò. Non la presi bene: ricordo che stetti a lungo con Scirea, che cercò di consolarmi. Dopo, quando Platini si avvicinò, forse accorgendosi dell'impatto non proprio positivo che ebbe su di me quel suo gesto, rifiutai io la sua proposta di un autografo".

Il rapporto con suo padre: "Stupendo, fin quando siamo stati a Cagliari. A un certo punto volle che noi e nostra madre, Fiorella Bella, ci trasferissimo a Torino. Ammetto che non volevamo andarci, ma lasciammo l'Isola. Quando finì l'esperienza alla Juve, chiese a tutti di rientrare a Cagliari. Ci opponemmo: ormai eravamo adulti, non era facile cambiare un'altra volta. Alla fine tornò, per lunghi periodi, mia madre".

Poi è arrivata la malattia

"L'Alzheimer è una brutta bestia. Nessuno ci credeva, nel suo caso, perché, già in condizioni normali, si dimenticava tutto. Non so quanti mazzi di chiavi ha perso. Ma quel giorno che lo hanno ritrovato lontano da Cagliari, mentre vagava senza meta e senza ricordare chi fosse, tutti abbiamo preso coscienza della gravità della sua malattia".

A Nenè hanno pensato i suoi compagni.

"Io avrei voluto essere il tutore di mio padre, ma si mobilitarono i rossoblù dei suoi anni. Gigi Riva, Beppe Tomasini, Mario Brugnera, Ricciotti Greatti, Adriano Reginato, Cece Poli e tutti gli altri. Li ringrazio di cuore".

Ha mai visto suo padre arrabbiato?

"Sì, quando non ottenne la panchina del Cagliari. In quel periodo ritengo, anzi, che non fu trattato benissimo dal club rossoblù. Pure i Pontello, proprietari della Fiorentina negli Anni Ottanta, gli proposero di allenare la Viola dopo l'esonero di Carosi".