Un mirto con... Remo Gandolfi: "Parma e Cagliari sono due buone squadre ma, come tante compagini italiane, dovrebbero osare un po' di più. Il nostro calcio è vecchio: all'estero tutti rischiano pur di vincere, noi abbiamo paura di perdere"
Lo scrittore e giornalista Remo Gandolfi, profondo conoscitore del Parma e di tutto ciò che ruota attorno alla formazione emiliana, ai microfoni di Tuttocagliari.net introduce la sfida che venerdì sera, al Tardini, vedrà i gialloblù ducali opposti al Cagliari di Fabio Pisacane. Tanti i concetti originali e interessanti sdoganati da Gandolfi, non solo sul match di venerdì ma anche, più in generale, sullo stato di salute delle due squadre e di tutto il calcio italiano.
Remo, che Parma dovrà aspettarsi il Cagliari nello scontro diretto del Tardini?
“Intanto diciamo che il Parma non riusciva a centrare tre vittorie consecutive da tempo immemore. La forza della compagine di Cuesta è senz’altro il gruppo: anche chi gioca poco si sente parte attiva e integrante del progetto. L’insidia che nasconde la gara col Cagliari è però quella della sindrome da appagamento - o comunque da rilassatezza - dopo i tre successi consecutivi. Venerdì Bernabé e compagni, sentendosi virtualmente già salvi, potrebbero scendere in campo senza il coltello tra i denti. Ad ogni modo, penso che assisteremo a una partita equilibrata. Non è escluso che possa essere il Cagliari a tenere in mano il pallino del gioco: ho ancora negli occhi la partita disputata dai sardi nello scorso dicembre contro la Roma, che mi ha decisamente impressionato. Io poi adoro le difese a quattro e odio visceralmente le difese a cinque. A proposito di tattica: in questa occasione mi piace spendere qualche parola per Giacomo Murelli, allenatore in seconda del Cagliari. Lui è di Parma, e ha lavorato a lungo al fianco di Stefano Pioli. È una persona schiva, a cui piace parlare poco e lavorare tanto. Ed è sempre stato, a detta di tutti, lo stratega tattico delle formazioni allenate da Pioli.
Oggi il Cagliari è una buona squadra: annovera nel proprio organico diversi calciatori di valore. Però se l’obiettivo è quello di alzare l’asticella rispetto alle ambizioni attuali è fondamentale programmare in ottica futura. Non è necessario avere una disponibilità economica illimitata per creare dei bei progetti: pensiamo a realtà come il Rayo Vallecano in Spagna o il Bournemouth in Inghilterra. Con poche risorse, ma forti del contributo di dirigenti capaci e illuminati, queste due ‘underdog’ ottengono risultati strabilianti nei campionati più importanti d’Europa. Insomma, serve avere una società solida e lungimirante e investire i propri soldi con intelligenza.”
Qual è l’assetto tattico prediletto dal tecnico spagnolo Cuesta?
“Cuesta ha avuto il buon senso di non stravolgere la squadra rispetto alla gestione Chivu. Propone un 5-3-2 molto abbottonato, attento com’è alla fase difensiva. Tra l’altro fino al momento in cui sono stati acquistati Nicolussi Caviglia e Strefezza, due elementi dall’alto tasso tecnico, l’unico interprete di qualità all’interno dell’organico gialloblù era Bernabé. Questo significa che il Parma per buona parte del campionato non disponeva di tante soluzioni offensive. A maggio ragione, merito a Cuesta - e anche a Pisacane, sponda Cagliari - per aver costruito quello che hanno costruito. Detto questo, chiudo con una riflessione che è poi un’esortazione, e che vale sia per il Parma che per il Cagliari. In linea generale ci vorrebbe, da parte di queste squadre, un po’ più di coraggio. Parlo dell’assetto e dell’atteggiamento in campo. Noi in Italia siamo troppo vincolati alla tattica, e il mantra è sempre lo stesso: primo non prenderle. Il resto del mondo, al contrario, punta sulla qualità del gioco e sulla spinta offensiva. Noi italiani abbiamo paura di vincere, gli altri sono disposti a rischiare di perdere pur di provare a vincere. Perciò io mi chiedo: di questo passo che attrattiva e che fascino potrà mai avere la serie A, specie se paragonata ai migliori campionati europei?”