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Un mirto con... Remo Gandolfi: "Il Cagliari, come il mio Parma, esprime il cento per cento del suo potenziale quando affronta squadre che lo attaccano e gli lasciano spazi per ripartire. Questo per rossoblù ed emiliani è stato l'anno zero..."

Un mirto con... Remo Gandolfi: "Il Cagliari, come il mio Parma, esprime il cento per cento del suo potenziale quando affronta squadre che lo attaccano e gli lasciano spazi per ripartire. Questo per rossoblù ed emiliani è stato l'anno zero..."
Oggi alle 00:01Un mirto con...
di Matteo Bordiga

Remo Gandolfi, noto scrittore sportivo ed esperto di calcio nazionale e internazionale, ai microfoni di Tuttocagliari.net commenta il - possibile - parallelismo esistente tra il “suo” Parma (la squadra che segue e che tifa più di tutte) e il Cagliari: entrambe compagini guidate da giovani allenatori esordienti, entrambe capaci di ottenere una salvezza relativamente comoda ed entrambe votate spesso a un calcio più conservativo che propositivo. Oppure no?

Remo, quest’anno sia i rossoblù che i ducali hanno ottenuto la permanenza in serie A senza grossi patemi d’animo; inoltre, entrambe le squadre forse non sempre hanno sfruttato appieno le proprie potenzialità, approcciando alcune partite in modo fin troppo timido e speculativo. Lei è d’accordo al riguardo?

“Diciamo innanzitutto che, a livello di risultati, il Parma ha sorpreso un po’ tutti. Francamente nessuno, alla vigilia del campionato, si aspettava su Suzuki e compagni potessero raccogliere ben 45 punti. A ben vedere, dal punto di vista del gioco espresso la stagione dei gialloblù si divide in due momenti ben distinti: nel corso del girone d’andata non c’era la qualità tecnica per poter esprimere un calcio propositivo. L’unico elemento qualitativo era Bernabé, che peraltro è stato condizionato da vari problemi fisici e, in certe circostanze, pure da qualche equivoco tattico con mister Cuesta. Poi a gennaio sono arrivati Strefezza e Nicolussi Caviglia, due giocatori capaci di dare del tu al pallone che hanno portato fosforo e inventiva alla manovra dei ducali. A partire da quel momento si è visto un Parma non certo stravolto rispetto a prima, ma decisamente più intraprendente e capace di veicolare un calcio perlomeno dignitoso.

Per quanto riguarda il Cagliari, osservandolo dall’esterno mi sembra che abbia espresso il cento per cento del suo potenziale quando ha giocato contro squadre che, attaccandolo, gli hanno lasciato ampi spazi per ripartire. Non a caso quest’anno ha castigato parecchie delle cosiddette ‘big’. Quando invece sono stati i sardi a dover fare la partita contro avversari sparagnini che aspettavano bassi, beh Gaetano e compagni hanno incontrato molte più difficoltà.

Devo dire che a San Siro contro il Milan ho visto una reazione di puro orgoglio, sostenuta da una grande organizzazione e da uno spirito collettivo straordinario, all’iniziale svantaggio firmato Saelemaekers. Qualche colpa va attribuita anche ai rossoneri, che dopo il gol dell’1-0 hanno sensibilmente abbassato il loro baricentro, ma il Cagliari ha giocato davvero una partita splendida.”

Ora, con l’avvento dei nuovi investitori americani, i tifosi sognano un Cagliari più ambizioso e capace di migliorare progressivamente, anno dopo anno, il proprio piazzamento in classifica.

“Questo è esattamente ciò che ci si aspetta anche dal Parma. Solitamente l’anno zero è quello in cui vengono poste le fondamenta di un progetto di lungo periodo: è quello che hanno fatto il Cagliari e il Parma nel campionato appena concluso, affidandosi a due allenatori giovanissimi come Fabio Pisacane e Carlos Cuesta. Il prossimo step dovrà portare entrambe a compiere un piccolo salto di qualità, con l’idea di assestarsi nella parte sinistra della classifica. Posto che sia i dirigenti isolani che quelli gialloblù dovranno giocoforza cedere almeno un paio di giocatori-chiave, tutto dipenderà da come quei soldi verranno poi reinvestiti. Ci sono svariati esempi virtuosi a cui ispirarsi: io cito sempre il Bournemouth e il Rayo Vallecano, realtà costrette tutti gli anni a vendere calciatori importanti che però vengono puntualmente sostituiti da elementi di pari livello o addirittura migliori. Merito dei loro lungimiranti e illuminati dirigenti. Tra l’altro ora, dopo un anno di doveroso apprendistato, sia Pisacane che Cuesta si sono guadagnati il diritto di avere più voce in capitolo sulla campagna acquisti di Cagliari e Parma. È giusto che i dirigenti li ascoltino e cerchino di accontentarli, per mettergli in mano una squadra costruita a loro immagine e somiglianza.”