Non sparate sul soldato Joseph
È bastato un tempo, un maledetto primo tempo all'Unipol Domus, per trasformare una serata di estate avanzata nel primo processo della stagione. Quarantacinque minuti horror contro il Verona in Coppa Italia, culminati in tre palloni persi con il bilancino nella propria metà campo. L'ultimo, il più doloroso, ha spianato la strada al gol del vantaggio scaligero, dando il via alla vittoria degli ospiti e condannando il Cagliari. Da lì, il buio: la sostituzione all’intervallo e la gogna mediatica del giorno dopo.
Ma la sentenza emessa da piazze e tastiere rischia di essere drammaticamente ingenerosa. Joseph Liteta ha vent'anni, la falcata ancora acerba di chi sta imparando a misurare i tempi del calcio vero e una struttura fisica che ha bisogno di macinare minuti per trovare brillantezza. Ridurre la sua partita, e per estensione la sua prospettiva, a quel trittico di distrazioni significa cascare nel solito, stancante vizio del pallone nostrano: la fretta di demolire. Il calcio italiano vive di questa contraddizione strutturale: invoca a gran voce la linea verde nei salotti TV, ma al primo controllo sbagliato mette i ragazzi all'indice. Liteta ha commesso errori gravi, sia chiaro. Palloni del genere, a questi livelli, si spazzano via o si gestiscono con un veleno diverso. Ed è giusto che lo staff tecnico gli metta davanti il nastro della partita, evidenziando ogni singolo fotogramma di quei 45 minuti. È così che si cresce, facendo tesoro delle brutte figure. Capita ai debuttanti; è capitato in passato ai campioni più affermati.
Se al primo passo falso trasformiamo un errore di gioventù in una condanna definitiva, non faremo mai quel salto di qualità culturale tanto declamato. Liteta ha sbagliato, pagherà il dazio con una settimana di riflessione, ma ha le qualità per rifarsi. Il Cagliari ha tra le mani un patrimonio che va tutelato, non affossato. Per questo, oggi più che mai: non sparate sul soldato Joseph.
A cura di Giancarlo Cornacchia.
