Pisacane: "Davanti a tutto c'è il concetto squadra"
Fabio Pisacane ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del giornalista Vittorio Sanna e tra i temi affrontati vi è stato anche quello relativo al suo rapporto con i giovani e sulla sua resilienza davanti alle situazioni più dure.
L'intervista di Vittorio Sanna a Fabio Pisacane
Questa tua cautela nei confronti dei giovani, che trovo giustissima, perché poi le generazioni cambiano e quindi lo stile di apprendimento, lo stile comportamentale è totalmente differente. Quanto è stato capito, però, da quelli che invece sono abituati o usano come metro il "ma ai miei tempi non funzionava così"?
All'inizio, come in tutte le cose, è normale che anche io, se mi mettessi dall'altra parte, farei fatica, no, a pensare che il mio allenatore entra dentro e mi vuole convincere di un qualcosa che io non ho dentro. Ok? Però, come tutte le persone intelligenti — e in questa squadra ce n'erano tante — poi hanno fatto meno fatica di quanto io pensassi ad adattarsi, a capire che forse quello che dicevo era anche un'affermazione per loro stessi, no? Perché poi la persona intelligente prende. E io penso che quest'anno anche chi magari all'inizio era un po' scettico, poi abbia capito che realmente questa è una cosa che deve funzionare e che va messa dentro, perché poi davanti a tutto c'è il concetto squadra. Se una squadra deve funzionare, tutti devono essere allineati anche da questo punto di vista.
Tu sei un maestro di resilienza e la vita ti ha messo di fronte a certe situazioni che ti hanno portato a capire che, insomma, non bisogna mai stare troppo stesi per terra dopo le botte che subisci. Quanto pensi di aver insegnato anche quest'anno? C'è stato un momento in cui io ti ho ammirato tantissimo — non ti ho detto niente, ma ti ho ammirato tantissimo — che è quando è successo quel fattaccio che ha coinvolto tuo fratello, tuo padre: tu non hai avuto un minimo di esitazione, non hai fatto trapelare niente. Immagino che dentro ci fosse lo sconquasso totale.
La resilienza che ho messo dentro parte dal contesto che ho dovuto vivere anche da bambino e che... non dico che certe cose erano all'ordine del giorno, però, vuoi o non vuoi, inconsciamente diventa quasi parte della tua struttura nervosa, no, vivere quel contesto. Non dico che fossi preparato a quello che è successo, ma sicuramente ero preparato nell'affrontare quel tipo di situazione, perché vengo da situazioni che mi hanno fortificato. È come quando dicevo che la malattia non mi è venuta per ammazzarmi, ma per completarmi come uomo.
