Joao Pedro a Radiolina: "Speriamo che arrivi il quinto gol di Maldini! A Cagliari sono stati anni bellissimi"

Joao Pedro a Radiolina: "Speriamo che arrivi il quinto gol di Maldini! A Cagliari sono stati anni bellissimi"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 19:00Primo piano
di Maria Laura Scifo

L'ex attaccante del Cagliari Joao Pedro è ospite quest'oggi degli studi di Radiolina e ha rilasciato un'intervista ai microfoni della trasmissione "Il Cagliari in diretta", condotta da Valentina Caruso, Fabiano Gaggini e Alberto Masu.

Le parole di Joao Pedro

Maldini farà 5 gol di fila? Come stai? Speriamo di sì. Se arrivasse il gol e una vittoria sarebbe una cosa bellissima. Io sto bene, è un momento meno bello ma non c'è niente che mi butti giù. Mi sono rotto il crociato nel pre-campioanto, in un momento che sembrava da favola. E' accaduto in un momento in cui non avevo più questa paura. Il calcio però sa insegnarci sempre cose nuove. E' un processo di recupero lungo, ma sono sereno.

Cosa pensi quando pensi ai tuoi 86 gol con il Cagliari? Sono stati anni belli. Oggi stavo parlando con i ragazzi qui perché stavo guardando la partita dell'Inter e parlavamo di Lautaro. Mi chiedevano se fosse forte, ovviamente fortissimo: un fuoriclasse. Mi hanno chiesto quanti gol avessi fatto io in Serie A, gli ho detto una settantina. Sono stati anni unici. La maggior parte della mia carriera l'ho vissuta a Cagliari, sarà sempre nella nostra storia. Andrea tifa sempre Cagliari. Era felicissimo che il Cagliari avesse pareggiato con la Juve e fosse quarto in classifica.

Cosa si prova ad essere quarti con la maglia del Cagliari? Sicuramente è bello perché sappiamo che è un campionato diverso rimanere lì sopra e lottare con le squadre grandi. Ti dà un merito in più, responsabilità in più, ma non c'è niente di più bello che stare nella parte di sopra della classifica. Un giorno tornerò a Cagliari e mi confonderò con il pubblico. Andare con Andrea e Alessandra senza avvisare nessuno. Proverò emozioni che ricordano dei bei tempi della mia carriera.

Cinque anni dopo è passata la delusione per come si è chiuso a Cagliari? Si ovviamente. Sono cresciuto tanto come mentalità in generale. Ho raccontato più di una volta quando è stato difficile il periodo successivo e come sono andate le cose. Mentalmente non posso far vincere la parte negativa dopo aver vissuto lì tante cose belle. Ora non ho tempo di venire a Cagliari a vedere una partita. Non mi interessa neanche viverla da ex giocatore. Semplicemente venire a Cagliari e respirare a Cagliari. Poter tornare come una persona normale e ritrovare emozioni che ho vissuto in quel periodo. So che si sono dette tante cose di quella situazione, ma oggi guardo le cose buone. Ora, quello che sto vivendo, è stata una stagione magica. Sono stato il migliore giocatore del campionato, pur essendo in una squadra che non lotta per il titolo, ma in un campionato competitivo. Sono rientrato due settimane prima, mi sono preparato e poi in un'amichevole, in un'azione banale finisce tutto. Mentalmente per me la mia ultima partita è stata ieri. non sto vivendo questi mesi in modo sofferente. So che ancora c'è qualcosa di bello che deve arrivare. 

Torni indietro all'ultimo giorno a Cagliari: cosa hai pensato? A volte ci penso. Alessandra è quella che mi spinge di più sul tornare a Cagliari. Ci penso sempre che potevo rimanere. Potevo andare contro tante cose e diventare una parte della storia di questa squadra. Da un'altra parte penso però che sarei andato contro la parte più forte che ho che è quella competitiva. Avevo bisogno di provare qualcosa di diverso e competere. Meritavo di andare in una squadra che giocava un campionato diverso, vincere un campionato. Dall'altra parte penso che potevo rimanere tutta la vita a Cagliari senza nessun problema. Ovviamente fu difficile decidere, ma mi guardo indietro e penso che sarei potuto rimanere fino alla fine.

Cosa ti aveva colpito di Pisacane? Fabio è una grande persona. Quello che sta facendo chi lo conosce non resta stupito. E' sempre stato un ragazzo ambizioso, che cercava sempre di guardare avanti. Vederlo allenatore e come allenatore vincente non mi stupisce. Se lo merita anche perché ha avuto una carriera sofferente. Ha avuto le sue sfide, le ha vinte ed è andato avanti. Oggi allena in A, allena il Cagliari e sta facendo bene: può crescere e fare ancora meglio.

Ma quando era giocatore aveva il pallino dell'allenatore? Si perché Fabio giocava in difesa, terzino. Giocava bene di destro e di sinistro, si adattava molto bene. Si vedeva che capiva il gioco. E per un allenatore capire il gioco è una cosa importante.

I tuoi ruoli. Tu arrivi come mezzala. Chi mi ha conosciuto in Messico non sa che io ho fatto quasi tutta la carriera da mezzala e trequartista. Mi è sempre piaciuto capire il gioco tatticamente, sapere come mettermi. Sono sempre stato sempre bravino con la testa, ma come è arrivato Pavo mi sono detto 'devo imparare a farlo'. Maran mi mise più avanti. Poi con l'infortunio di Pavo mi hanno spostato ancora più avanti.

Vi siete sentiti con Pavoletti? Pavo da quando è arrivato a Cagliari si è sempre visto che ha vissuto la squadra in un modo molto forte. E' una cosa naturale la sua decisione di chiudere a Cagliari. Quel gol a Bari mostra tutto quello che Pavo ha dato a Cagliari

Potevi tornare in Italia? Si avevo preso un accordo, mi avevano cercato a gennaio. Avevo l'idea di tornare in Italia e giocare in Serie A. Non ero convinto al 100%, mancava molto poco. Mi avevano chiesto di non giocare una partita e noi giocavano contro l'America. Qua ovviamente mi chiedevano di giocare perché ne avevano bisogno. Gioco questa partita, faccio un bellissimo gol e mi viene il pensiero: 'non ci vado'. Poi segno, vinciamo la partita, rientro in albergo e chiamo il direttore nostro qui che sapeva che era tutto fatto e gli ho detto 'guarda, non ci vado'. E' stata una cosa istintiva. Mi dispiace perché le trattative erano molto avanzate. Poi il girone di ritorno è andato ancora meglio e mi ha dato la certezza che la mia scelta fosse stata quella giusta.