Pavoletti: "Nove anni a Cagliari, il mio posto nel mondo. Tutto ha trovato un senso"
Il giornalista Gianluca Di Marzio ha condiviso sui propri canali social la lettera scritta da Leonardo Pavoletti per la pagina "Consapevolezze". L'attaccante del Cagliari ripercorre le tappe della sua carriera, dalle difficoltà degli inizi fino al legame con la Sardegna. Di seguito un estratto delle sue parole.
La lettera di Leonardo Pavoletti
"La nostra vita è come un libro. Se la rileggete a distanza di anni, il significato assunto dalle vostre esperienze sarà diverso. E ora è il momento giusto per riguardarmi indietro. Come descriverei il mio percorso? Delle bellissime e sorprendenti montagne russe. Ho iniziato giocando a tennis, lo sport del mio babbo. Poi il calcio. Un viaggio partito dal basso e arrivato in Serie A. Non ero un talento. Da ragazzo ho fatto tanta panchina. Avevo pensato di smettere, anche per le pressioni di mio padre. Ma sono state al contempo l'energia che mi ha fatto restare in piedi. E così, dal fare tre gol in C2, mi sono trovato anni dopo a sentire il mio nome urlato a Marassi dai tifosi del Genoa. Vincevamo. Segnavo. Un bambino che viveva un sogno. Ero diventato Pavoloso.
E poi Cagliari e la Sardegna. Il mio posto nel mondo. Nove lunghi anni. Anni in cui tutto ha trovato un senso. Quanti ricordi: i gol, la retrocessione, i cinque minuti di Bari, il saluto al mio popolo e l'addio. Ho ripensato a "Il vecchio e il mare" e al suo pescatore. Nel mio viaggio ho imparato ad apprezzare ciò che ho. Ogni cosa ha un suo senso. Perché anche un ragazzino insicuro può diventare Pavoloso, o no?".
