Un mirto con... Arturo Di Napoli: "Giulini ha dimostrato negli anni di avere passione e lungimiranza. Tuttavia mi ha lasciato perplesso la scelta di rinunciare al DS Angelozzi. Al Cagliari serve un bomber a prescindere dalla conferma di Belotti"
L’ex bomber tascabile Arturo Di Napoli, autentico gioiellino capace coi suoi numeri e con le sue giocate imprevedibili di far ammattire le difese di mezza Italia, promuove incondizionatamente il Cagliari di Fabio Pisacane e “tutta la dirigenza isolana, che negli anni continua a dimostrare competenza e lungimiranza. Semmai mi ha un po’ sorpreso la scelta di rinunciare al direttore sportivo Angelozzi, un professionista di grande esperienza e dotato di uno straordinario fiuto per gli affari”.
Arturo, il Cagliari si è salvato senza troppi affanni e ha impreziosito la sua stagione con alcuni scalpi eccellenti, tra cui quelli di Roma, Milan e Juventus. Tuttavia in Sardegna c’è stato chi ha storto la bocca per un gioco non sempre all’altezza delle potenzialità tecniche della squadra. Lei come giudica il campionato della ciurma di Pisacane?
“Io credo che la stagione vada archiviata con soddisfazione e con felicità per avere raggiunto il traguardo importantissimo della salvezza. Per quel che riguarda la qualità delle prestazioni offerte direi che il Cagliari ha fatto alcune cose buone, ma su altri aspetti ha ancora ampi margini di miglioramento. La scorsa estate il presidente Giulini ha fatto una scelta coraggiosissima puntando su un allenatore esordiente in serie A. E la mossa, pur comportando una certa dose di rischio, alla fine ha pagato. Io seguo i rossoblù con affetto e con simpatia, e devo dire che quest’anno non mi hanno certamente deluso.”
Come diceva anche lei, la rosa isolana presenta alcune lacune da colmare. Dove e come va ritoccata la compagine rossoblù per poter programmare un campionato più ambizioso?
“Quando ti salvi con una certa sofferenza capisci che c’è ancora tanto lavoro da fare per alzare l’asticella. Una squadra equilibrata e competitiva ha bisogno di un bomber di categoria, ma anche di una retroguardia solida e blindata. E quest’anno il centrocampo del Cagliari è andato un po’ a corrente alternata. Di certo se hai dei codici tattici ben precisi e una certa fisicità in mezzo al campo la salvezza la puoi ottenere anche prima della penultima giornata. Riguardo la gestione del mercato, molto dipenderà dall’abilità che dimostrerà la dirigenza nel condurre le trattative: sotto questo aspetto mi fiderei di Giulini, che negli anni ha dimostrato di avere lungimiranza nelle scelte, anima e cuore. D’altronde per i dirigenti dei club medio-piccoli, che operano sul mercato con risorse finanziarie limitate, diventa fondamentale far fruttare al massimo le proprie competenze.”
Lei ha parlato della necessità di ingaggiare “un bomber di categoria”. Non è che la soluzione migliore è proprio quella casalinga, con l’auspicabile rilancio di Andrea Belotti?
“Belotti è un attaccante che ha ampiamente dimostrato il suo valore nel corso di una carriera lunga e prestigiosa. Va detto però che col passare degli anni la forza e la prorompenza fisica, che sono le virtù e le prerogative principali del Gallo, vengono progressivamente a mancare. In più da qualche tempo Andrea non riesce a trovare la via del gol con la continuità che lo contraddistingueva in precedenza. Quindi, pur dandogli fiducia e riconfermandolo per la prossima stagione, non impernierei tutto l’attacco su di lui. Piuttosto prenderei un altro attaccante che possa farlo rifiatare e che, al contempo, garantisca un buon numero di reti. Per una squadra che deve mantenere la categoria disporre di un finalizzatore affidabile è un presupposto imprescindibile.
Infine, mi faccia dire che mi lascia un tantino perplesso la scelta del club sardo di liquidare Angelozzi, un direttore sportivo abile e navigato. Io mi auguro di tutto cuore che Pietro Accardi, molto più giovane e reduce da un’esperienza non felicissima alla Sampdoria, sappia sostituirlo nel migliore dei modi.”
